31/08/2026
Intervista alla Dott.ssa Natalia Tiberti - AH INF-ACT Mid Career Awardee
Due anni fa, Natalia Tiberti, ricercatrice al Dipartimento di Malattie Infettive, Tropicali e Microbiologia dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria (Negrar di Valpolicella, Verona) ha ottenuto la borsa mid career, finanziata dalla Fondazione INF-ACT in collaborazione con la Fondazione Armenise-Harvard.
Il progetto finanziato aveva, e tutt’ora ha, l’obiettivo di ricercare nuovi bio-marcatori per contribuire alla diagnosi precoce di febbri acute causate da arbovirus, quali ad esempio il virus West Nile e il virus Dengue.
Facciamo un passo indietro e riassumiamo il progetto su cui stai lavorando
In Italia, con sempre maggior frequenza, si riscontrano febbri acute causate da arbovirus. Sono sempre più comuni ma sono anche diagnosticate con difficoltà dai medici di base o nei pronto soccorso degli ospedali non specializzati in malattie infettive. Questa difficoltà diagnostica si traduce, spesso, con un trattamento con antibiotici ad ampio spettro, inutile nell’intervenire sulle cause. Da qui la necessità di migliorare le capacità di diagnosi, considerato il recente aumento della frequenza di casi di West Nile e focolai provocati da Dengue e Chikungunya.
Su quali aspetti vi state concentrando?
Nel nostro laboratorio stiamo lavorando su due direttrici. La prima, più tradizionale, mira a studiare i marcatori di infiammazione. Conoscendo quelli alterati a seguito di febbri causate da arbovirus si può circoscrivere la diagnosi e, nel caso, indirizzare il paziente verso ospedali specializzati.
La seconda, più innovativa, studia le vescicole extracellulari che vengono rilasciate in circolo durante l’infezione. Con i miei collaboratori stiamo individuano le molecole specifiche presenti sulla loro superficie e, contemporaneamente, stiamo studiando il materiale biologico contenuto al loro interno con l’obiettivo di identificare nuovi marcatori ma anche meglio comprendere i meccanismi molecolari che caratterizzano la risposta del nostro organismo alle diverse cause di febbre acuta.
Perché due linee di studio?
La prima si appoggia su evidenze più conosciute e, potenzialmente, può dare origine a un modello predittivo più semplice da “trasferire nello studio medico”. Abbiamo già individuato dei gruppi di marker molto promettenti, capaci di distinguere l’infezione da arbovirus rispetto ad altre tipologie di febbri. In pratica è una firma biologica che può indirizzare il medico verso la diagnosi precoce, così da monitorare in modo più accurato l’epidemiologia di queste infezioni nel territorio e, conseguentemente, consentire il contenimento del focolaio. Oltre che contribuire a ridurre l’utilizzo inappropriato di antibiotici.
La seconda è più innovativa ma anche più complessa, perché necessita di strumenti sofisticati per studiare elementi biologici molto piccoli. Al momento abbiamo realizzato un’indagine metodologica per stabilire come studiare al meglio le vescicole extracellulari nei nostri campioni e ora ne stiamo osservando l’alterazione in risposta a febbri di cause diverse.
Quali saranno i prossimi passi?
La prima linea di studio, sui marcatori di infiammazione, è stata già testata su piccole coorti con ottimi riscontri. Ora si dovrà passare a coorti di maggiori dimensioni per trovare conferma dei risultati raggiunti. La seconda linea è uno studio particolarmente complesso, che necessita di tempo e strumentazione altamente professionale. Nei mesi a venire, continueremo con le attività di indagine in laboratorio, così da produrre una solida base di evidenze, da cui in futuro si potranno immaginare strumenti diagnostici semplificati e accessibili.
Che vantaggi ti ha dato vincere la borsa Mid Career?
Innanzitutto, ha accelerato il lavoro svolto nel laboratorio perché è stato possibile raddoppiare il numero di collaboratori, passato da 2 a 4 persone. In secondo luogo, mi ha permesso di attrarre nuovi fondi e quindi moltiplicare ulteriormente le capacità d’azione della mia ricerca. Inoltre, è un grant flessibile e questo ci ha permesso di evolvere il progetto in base all’attualità.
Spiegaci meglio cos’è accaduto
Nell'estate 2025, nella provincia di Verona, si è verificato un focolaio autoctono di Chikungunya con una cinquantina di casi confermati. Abbiamo avuto così accesso a dati e campioni biologici in tempo reale, decisamente preziosi per il lavoro che stiamo svolgendo. La flessibilità del grant Mid Career ci ha permesso di rimodulare il progetto in base a questa opportunità imprevista, analizzando campioni provenienti dall’epidemia in corso, con il vantaggio di rafforzare il nostro studio.