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30/07/2026

Intervista al Prof. Paolo Gabrieli - AH INF-ACT Mid Career Awardee

Intervista al Prof. Paolo Gabrieli - AH INF-ACT Mid Career Awardee

Prosegue alacremente l’attività di ricerca di Paolo Gabrieli, professore di Zoologia presso il dipartimento di Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano, che due anni fa ha vinto il Mid Career Award finanziato dalla Fondazione INF-ACT in collaborazione con la Fondazione Armenise-Harvard. La sua linea di ricerca, grazie anche al Mid Career Award dedicato ai candidati in attività da almeno cinque, ma meno di 12 anni, affiliati a uno dei 25 partner del Partenariato Esteso INF-ACT prosegue con l’obiettivo di trovare una nuova tecnica eco-compatibile di controllo delle zanzare tramite la modificazione della loro riproduzione.

 Raccontaci il progetto risultato vincitore

Al di là del fastidio nelle serate estive, le zanzare sono importanti vettori di malattie umane. Al momento sono controllate per lo più utilizzando insetticidi, ma queste sono soluzioni dannose per l’ambiente e per l’uomo, senza contare che stanno perdendo la loro efficacia. È necessario, quindi, sviluppare metodi che mantengano la loro efficacia, che siano rispettose dell’ambiente e che mantengano una velocità di azione paragonabile agli insetticidi.

Quale è la finalità dello studio?

Una delle caratteristiche fondamentali di questi insetti è quella di poter generare numerosa prole in tempi brevi: limitando la possibilità di questi insetti di riprodursi si può dunque limitare il loro numero e controllare le loro popolazioni. Le attuali tecniche eco-compatibili producono individui sterili, che sono efficaci per impedire la riproduzione ma lasciano nell’ambiente individui potenzialmente pericolosi: se una femmina è infetta non saprà riprodursi ma nella sua vita continuerà a essere vettore infettivo. L’idea è, quindi, di trovare una biotecnologia che faccia “da ponte” in questa situazione, eliminando il potenziale pericolo delle femmine.

 Quale soluzione avete trovato?

L’idea è quella di intervenire geneticamente sui maschi di zanzara, così che questi uccidano le femmine durante la copula.

Com’è possibile?

Stiamo lavorando per far sì che il maschio trasferisca alla femmina delle tossine presenti nell’apparato genitale maschile. Ovviamente senza uccidere il maschio prima che abbia trovato una femmina. Grazie anche al grant mid career abbiamo così potuto vincere la vera sfida tecnologica di quest’idea: è stata individuata una prototossina che si attiva solamente con l’accoppiamento.

 Come prosegue ora la ricerca?

Questo è un lavoro di frontiera: intervenire geneticamente sulle zanzare è estremamente dispendioso perché non esistono individui già pronti di zanzara, come accade per chi lavora, per esempio, sulla Drosophila. Dietro ogni individuo c’è molto lavoro, almeno 5-6 mesi, di conseguenza, la prossima sfida è quella di rendere le zanzare capaci di replicare i maschi portatori sani, evitando di “perdere il ceppo” con il rilascio in natura.

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